Fenomenologia dell'Aura
Copywriter e studentessa di medicina a tempo perso. Appassionata di narrazione territoriale e salute mentale.
Aura Battles: carisma messo in scena o paradosso di una competizione senza regole?
Disclaimer: quello che segue è un tentativo di decriptare un fenomeno circoscritto a una generazione e che, forse più di altri, risulta quasi del tutto incomprensibile alle generazioni precedenti, perché nasce da codici, riferimenti e sensibilità che non sempre trovano corrispondenza nelle categorie con cui siamo abituati a leggere la competizione e il carisma. Si tratta, dunque, di un tentativo di analisi sociale, più che di una spiegazione definitiva, per prendere sul serio un fenomeno che potrebbe sembrare soltanto l'ennesima manifestazione della cultura dei meme e provare a capire che cosa racconti della società che lo ha prodotto.
Dalla competenza all'aura: quando l'oggetto della competizione diventa intangibile
Le battles sono sempre esistite: nel rap si compete attraverso le parole, nella breakdance attraverso il corpo, in entrambi i casi è importante la capacità di improvvisare e sorprendere. Cambiano le discipline, ma la struttura rimane riconoscibile: ci si confronta davanti a un pubblico per dimostrare la propria superiorità in un campo relativamente definito e anche quando il giudizio è soggettivo, sappiamo almeno di che cosa stiamo discutendo.
Le Aura Battles introducono invece una discontinuità interessante: spostano il centro della competizione su qualcosa che, per definizione, sfugge a una definizione precisa. L'aura dovrebbe essere carisma, personalità, stile, sicurezza, magnetismo; la capacità di occupare uno spazio senza necessariamente fare qualcosa. È quella sensazione difficilmente traducibile in parole per cui qualcuno sembra avere una presenza maggiore di qualcun altro. Non esiste un'unità di misura della presenza, eppure nella vita quotidiana giudichiamo continuamente chi ci sembra interessante, chi domina una stanza e chi appare fuori posto. Le Aura Battles sono un fenomeno interessante in questo senso perché rendono esplicito questo processo e trasformano in spettacolo qualcosa che normalmente utilizziamo per valutare gli altri senza dichiarare di farlo.
Ma c'è un paradosso ulteriore: se l'aura è una qualità che ci accompagna in ogni momento, perché abbiamo bisogno di un campo di battaglia per dimostrarla? Una persona carismatica dovrebbe esserlo anche entrando in un bar, affrontando una situazione imbarazzante o semplicemente rimanendo in silenzio. La necessità di isolare questa qualità in un momento specifico sembra rispondere a un bisogno contemporaneo: rendere osservabile, condivisibile e giudicabile qualcosa che, nella quotidianità, rimane implicito.
Un linguaggio per pochi: il paradosso di una competizione apparentemente aperta
In teoria, proprio l'assenza di una disciplina specifica dovrebbe rendere le Aura Battles accessibili a chiunque: ci si confronta attraverso energie, atteggiamenti, gesti ed espressioni e ognuno potrebbe imporsi grazie alla propria eleganza, all'ironia, alla sicurezza o a una presenza scenica fuori dal comune. Eppure, osservando il linguaggio attraverso cui queste sfide vengono costruite e interpretate, emerge un limite: l'accessibilità teorica non coincide con quella culturale.
Mosse, espressioni e gestualità appartengono spesso a un codice condiviso da una comunità circoscritta, fatta di meme, videogiochi, personaggi e riferimenti alla cultura di Internet. Per chi conosce quel repertorio, un gesto può comunicare immediatamente superiorità, ironia o distacco; per chi ne è fuori, lo stesso gesto può risultare incomprensibile o privo di significato. Per competere bisogna sapere che cosa significa ciò che l’avversario sta facendo e prevedere come verrà interpretato dal pubblico ciò che si intende fare: ciò che appare spontaneamente carismatico può dipendere, almeno in parte, dalla familiarità con determinati riferimenti culturali.
Ed è proprio qui che emerge quella che potrebbe essere un'occasione mancata. Se non esiste una disciplina da padroneggiare, perché il confronto dovrebbe rimanere confinato a una nicchia? Immaginiamo una ballerina di danza classica o una drag queen all'interno di un'Aura Battle: entrambe potrebbero possedere un carisma straordinario, pur esprimendolo attraverso linguaggi apparentemente lontanissimi da quelli dominanti in queste sfide. La prima potrebbe imporsi attraverso la precisione e l’intensità del movimento, la seconda attraverso la teatralità, la trasformazione e la provocazione. Perché queste forme di presenza dovrebbero sembrare fuori contesto in una competizione che, almeno teoricamente, non richiede alcuna competenza specifica?
Il valore (potenziale) di incontrare chi non ci somiglia
La questione assume un significato più ampio se consideriamo il contesto sociale in cui il fenomeno si sviluppa: viviamo in un mondo in cui siamo continuamente classificati, profilati e raggiunti da contenuti pensati per intercettare i nostri interessi. Le piattaforme ci permettono di trovare facilmente persone simili a noi, ma riducono anche le occasioni di incontro con chi possiede riferimenti differenti.
In questo scenario, le Aura Battles potrebbero offrire qualcosa di inaspettato: un terreno di confronto tra forme di esistenza differenti, in cui il carisma non viene valutato esclusivamente sulla base di un linguaggio condiviso. Ma perché ciò accada, il campo di battaglia deve essere realmente attraversabile e si dovrebbe accettare che il carisma possa manifestarsi in forme differenti: nel silenzio come nell'eccesso, nell'eleganza come nell'ironia, nella compostezza come nella provocazione. Lo scontro, in questo senso, può essere più prezioso di un mancato incontro: ci obbliga a confrontarci con ciò che non riconosciamo immediatamente, anziché limitarci a confermare ciò che già ci piace.
Le Aura Battles, oggi ancora ritenute un fenomeno inspiegabile, privo di significato, superficiale a tratti, potrebbero addirittura costringerci a mettere in discussione i nostri criteri di giudizio: potremmo scoprire che una forma di carisma inizialmente incomprensibile possiede una forza che non avevamo mai considerato, e questo è parte di ogni incontro autentico.